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L’armata brancaleone va a Milano

(articolo ripubblicato da una mail alla lista di organizzazione dell’associazione ERLUG)

Visto che in molti hanno chiesto info, ecco un reportage della nostra trasferta milanese…

Come deciso con largo anticipo (il pomeriggio precedente), l’appuntamento per la partenza è alle 7:30 al parcheggio del CentroBorgo. Complici il motore a criceti della cinquecento di Tannoiser e Sgala che deve farsi bello per intortare le standiste, che speriamo numerose, carine e disponibili, il gruppo vacanze Bologna riesce finalmente a ritrovarsi verso le 8:00 nel luogo convenuto.

Per eccesso di prudenza, si decide di parcheggiare la cinquecento a San Giovanni in Persiceto, vicino a casa mia, tanto Brigante ci sta aspettando a Modena e San Giovanni non è nemmeno tanto fuori strada. Siamo già in ritardo di mezz’ora ma evidentemente tutti speriamo in un miracolo. Ci infiliamo in Persicetana, murata di macchine. Dopo un quarto d’ora abbiamo appena sorpassato Bargellino, e il tappo non accenna a diminuire. Colto da un’improvvisa intuizione mi infilo giù per un dedalo di stradine secondarie in mezza campagna, così forse riusciamo a cavarcela prima di sera.

Ora… Le stradine di cui sopra le hanno fatte in economia: evidentemente non si potevano permettere l’asfalto per farle larghe due corsie, così han deciso di non disegnare la riga in mezzo in modo da farle sembrare più larghe, anche se in realtà sono poco più ampie di una corsia sola. Naturalmente, visto che il mondo è pieno di imbecilli, il fatto che su strade del genere ci si incrocia con una perizia millimetrica, pena il frontale, non trattiene alcuni guidatori frettolosi dal premere il pedale, tanto la macchina ha l’assetto da corsa e chi viene dall’altra direzione si scanserà pure, no? Con la fortuna che lo contraddistingue, Tannoiser incrocia uno di questi eterni ottimisti che per ricordo gli fa esplodere in faccia lo specchietto. I passeggeri (Dariondol e Sgala) mi racconteranno poi che all’esplosione dello specchio è seguita una altrettanto pirotecnica esplosione di bestemmie, ma questa è un’altra storia.

Intanto riusciamo a raggiungere la meta. Tann parcheggia, tutti si spazzolano dagli abiti i resti dello specchietto. Si son fatte ormai le otto e quaranta… Vabbé… Carichiamo i bagagli in macchina ed a quel punto Tannoiser realizza con orrore che il foglietto orgogliosamente mostrato a Dariondol nemmeno un’ora prima, il foglietto con le indicazioni per raggiungere l’albergo dove abbiamo prenotato, è rimasto sul tavolo di casa sua. Facendo buon viso a cattivo gioco, decidiamo che ci affideremo alla fort… alla memoria di Tann e fiduciosi partiamo alla volta di Modena Nord, dove Brigante ci sta ormai aspettando da tempo. Per rendere più piacevole il viaggio, altrimenti destinato ad una noia mortale vista la varietà di paesaggi che la nostra campagna può offrire, Sgala ci allieta con una sua teoria sulla differenza tra il termine “troia” (o aperta, una che va con tutti tranne che con te) ed il termine “troia” (o chiusa, una che te la fa annusare e poi si stupisce se ti vengono pensieri pruriginosi). Di fronte a tanta filosofia la mente si perde in voli pindarici e così distratto riesco a perdermi l’incrocio con la tangenziale. Vabbé… Un allegro giretto per il centro di Modena non ha mai fatto male a nessuno, tanto più che Brigante ormai avrà saccheggiato le riserve dell’autogrill dove dobbiamo incontrarci e quindi minuto più, minuto meno…

In un modo o nell’altro riusciamo ad arrivare al casello ed al successivo autogrill, dove il Briga ci aspetta elegantemente parcheggiato ai margini dello svincolo. Estasiato da tanta audacia decido di emularlo, per cui mi accodo alla sua macchina, spengo il motore ed attacco le quattro frecce pregando che nessun camion abbia la malaugurata idea di passare per di lì mentre noi facciamo colazione (Sgala a base di panino col salame). Incredibilmente le auto sono ancora intere al nostro ritorno e noi, stupiti da tanta fortuna, ci dividiamo tra i due mezzi e partiamo in direzione di Milano finalmente ottimisti, nonostante siano ormai le nove e un quarto.

Tra un “saggeZZa” ed un “epperò” raggiungiamo finalmente la barriera di Milano, ci infiliamo non senza qualche incertezza in tangenziale est e riusciamo persino ad uscire all’uscita giusta: San Donato Milanese. A questo punto resta solo da trovare il Crowne Plaza, ma tanto sono solo le dieci e mezza, non siamo nemmeno troppo in ritardo…

Arrivati dalle parti del centro direzionale ENI, che ci era stato indicato come riferimento, il panico: nessuna traccia dell’hotel. Eppure… Parcheggiamo davanti allo spartitraffico prima di una rotonda per fare il punto della situazione ed appena scesi dalle auto scorgiamo, ben nascosto da una fitta cortina di alberi, la nostra meta. D’accordo, è un palazzo di dodici piani, ma gli alberi erano evidentemente più interessanti da guardare. Comunque problema risolto: basta fare inversione in rotonda e parcheggiare, più facile di così… Peccato che la rotonda sia in realtà una specie di spirale. Comunque dopo un paio di giri riusciamo ad intuirne la topologia e ci infiliamo da dove siamo venuti e di lì nel parcheggio dell’hotel. Scendiamo dalle macchine ed il tempo, che fino ad allora era stato piuttosto incerto, ci regala un acquazzone di proporzioni catastrofiche. Per fortuna avevo dietro un paio di ombrelli…

Arriviamo alla reception, stanchi ma felici dopo tutto quello che abbiamo passato, e chiediamo informazioni. “Ah, siete espositori? Parlate con quella ragazza laggiù”. Che è sicuramente molto carina e molto al telefono. La telefonata dura cinque minuti buoni e nonostante il buon Tannoiser si sbracci, quella non dà segni di comprensione, chiude la conversazione e se ne va… Per fortuna torna dopo nemmeno un minuto, durante il quale non abbiamo saputo fare altro che guardarci attorno in preda al dubbio di essere in realtà il parto della mente malata di qualcun altro e pertanto assolutamente invisibili, e ci conduce al nostro stand. I pass espositori che avevamo prenotato nei giorni precedenti naturalmente si sono persi, in ogni caso ce li rifanno al volo e tutto procede bene fino a sera: si vede gente, si fanno chiacchiere, si deride il povero Fenox in giacca e cravatta allo stand IBM a presentare i prodotti Suse, si fanno tutti pensieri violenti nei confronti del poveretto che gira col costume da pinguinone.

La giornata comunque è solamente a metà, e si pone il problema del pranzo. Qualcuno mormora voci a proposito di un fantomatico buffet per gli espositori, di cui comunque non troviamo nessuna traccia. Decidiamo perciò di abbandonarci al tempio della globalizzazione, avendo intravisto arrivando le indicazioni per un McDonald poco distante. Decidiamo i turni di piantonamento per il tavolino, non per altro perché così possiamo lasciare i portatili, e ci avventuriamo compatti verso il fast food. Allo stand sono rimasti i ragazzi del LUGMAN e noi ERLUGghini affrontiamo assieme il sole stupendo (e rovente) che si è sostituito alla pioggia mattutina. Le indicazioni sono precisissime e le nostre menti lucide, così riusciamo a rifare la stessa strada solo due volte prima di abbandonarci all’aria condizionata dell’accogliente paninoteca. Celebriamo il rito della mucca pazza e siamo pronti (oddio, pronti…) a ritornare ai nostri doveri.

Nel pomeriggio cerchiamo di raccogliere informazioni a riguardo della cena e scopriamo che i ragazzi di MILUG hanno prenotato, ma che molti altri dei presenti hanno fatto lo stesso e quindi ci saranno almeno due o tre locali di Milano invasi da fan del pinguino. Visto che alla fine fra tutti saremo una settantina di persone, abbandoniamo ogni velleità di riunione comune e ci facciamo spiegare la strada per raggiungere il ristorante. Il locale è poco distante dall’expo, ma noi dobbiamo prima passare in albergo a farci registrare e lasciare i bagagli e poi una rinfrescata ci vuole proprio. Ci scambiamo i cellulari con i ragazzi di Milano e, finita ormai la prima giornata di fiera, partiamo in direzione Lambrate, dove si trova il nostro albergo. Breve pausa rifornimento in cui con terrore mi rendo conto che sui cartelli che portano al distributore di metano per la mia macchina c’è veramente scritto Metanopoli. Mi guardo attorno per cercare le telecamere di Candid Camera e con raccapriccio mi rendo conto che non è uno scherzo. Ripartiamo. Tannoiser dà prova di ottima memoria (per fortuna, visto che a casa sua nessuno rispondeva al telefono e quindi il mitico foglietto era irraggiungibile) e troviamo il posto. Impressionati dai parcheggi sui marciapiedi ci facciamo prendere da un attimo di sconforto, ma riusciamo lo stesso a lasciare le auto poco distanti senza occupare nemmeno un passaggio pedonale. Che la nostra buona stella abbia ricominciato a splendere su di noi?

Rincuorati dalla doccia e dalle camere che sono decisamente molto più decenti di quello che ci aspettavamo, partiamo per la cena. Tannoiser suggerisce di imboccare la tangenziale ovest, dacché siamo arrivati per la est e ci godiamo un po’ di hinterland milanese finché lui non smette di parlare al telefono e riusciamo a suggerire che forse il cartello dietro l’albero all’ingresso della tangenziale poteva nascondere utili indicazioni. Purtroppo le istruzioni che ci avevano dato i ragazzi di MILUG non erano poi così adamantine, oppure è la nostra memoria che fa un po’ cilecca, comunque ci ritroviamo di nuovo di fronte al Plaza senza sapere che fare. I telefoni che abbiamo sono tutti irraggiungibili ed un senso di sconforto (forse la fame?) comincia a serpeggiare tra la truppa. Fortunatamente riusciamo a muovere a pietà un indigeno in motorino che, dopo una spettacolare inversione a U in pieno traffico ci si affianca e, con un accento tipicamente milanese (“ue’ guaglio'”) ci mette sulla strada giusta.

Raggiungiamo il ristorante “Antico e Moderno”, specialità emiliane, proprio nel momento in cui Papotti telefona per chiederci indicazioni. è davanti al Plaza, ed è il nostro turno di mostrarci esperti conoscitori della metropoli in cui ci troviamo. Pochi minuti ed anche lui è dei nostri. Irrompiamo nel locale e troviamo gli altri che ci attendono. Mentre aspettiamo il primo giro di crescentine e salumi, l’ostessa prende le ordinazioni per le bevande. Io chiedo un rosso fermo e lei propone Lambrusco. Cominciamo bene. Risolto lo spiacevole equivoco, il pasto è ottimo ed abbondante, tanto che alla fine (dopo crescentine, bis di primi e tigelle) resta pure qualche tigella superstite sul tavolo, insensibile all’impegno di Papotti che ha dato fondo a due scodelline di Nutella. I discorsi vanno dalla fisica quantistica al funzionamento dell’Agenda VR, che uno dei ragazzi di MILUG ci mostra orgoglioso, suscitando la cupidigia di Tannoiser. Dopo il caffè, viene portato in tavola un bottiglione di grappa da una decina di litri ed i bicchieri sono quelli da tavola… Tremando al pensiero di un posto di blocco durante il ritorno facciamo onore all’offerta. L’unico che non beve quasi niente è Sgala, ma tanto non ha la patente.

Arrivati al momento dei saluti, passiamo un altro quarto d’ora di chiacchiere nel vicino parcheggio dove avevamo lasciato i nostri potenti mezzi, salutiamo il Briga che torna a casa e ci dividiamo tra la mia auto e quella di Papotti. Robang, che dorme con noi e si è unito al gruppo nel pomeriggio, Tannoiser e Papotti si dirigono verso l’albergo.

Io, Sgala e Dariondol ci assumiamo l’ingrato compito di riaccompagnare Fenox al suo albergo, l’Holiday Inn Linate. Non sarebbe nemmeno tragico, se non fosse che nessuno di noi (compreso Fenox) conosce la strada. “Vabbè, si chiama Linate, sarà vicino a Linate…” Ci aggiriamo per una quarantina di minuti in zona Linate senza trovare alcun indizio, nemmeno chiedendo ad alcuni passanti, e la memoria di Fenox è ancora addormentata dalla grappa e dalle calorie della cena. Ad un certo punto del nostro vagare mi infilo in una bretella che sembra risvegliare l’attenzione del nostro passeggero ed in effetti dopo qualche centinaio di metri scorgiamo le prime indicazioni per l’agognato hotel. Scene di gioiosa euforia salutano l’evento ed in pochi minuti raggiungiamo la meta. Di lì, ormai convinti che nulla ci possa fermare, riprendiamo la tangenziale e cerchiamo di ripercorrere la strada fatta qualche ora prima per raggiungere il letto che ci accoglierà.

Saltando la traversa che stiamo cercando soltanto una volta riusciamo a trovare un comodo parcheggio e ci affrettiamo verso la reception. Saliamo, troviamo gli altri che chiacchierano sottovoce dopo essere stati, ci raccontano, sgridati dal portiere per il casino che stavano facendo. Ormai distrutti dalle fatiche della giornata ci dividiamo nelle varie camere ed a quel punto Tannoiser si rende conto di non avere più il suo telefono in tasca. Mostrando un ottimismo esagerato concludiamo che probabilmente è stato dimenticato al ristorante e ci ripromettiamo di telefonare il giorno dopo per averne conferma. Visto che sono ormai le tre di mattina, ci lanciamo nel letto sperando di riguadagnare entro mattina almeno le energie necessarie a ritornare all’Expo.

Alla mattina Papotti scopre che la sua macchina è stata rimossa perché nella strada dove aveva parcheggiato la notte ora c’è mercato. Le indicazioni probabilmente c’erano anche, ma non arrivando dalla strada che abbiamo fatto entrambi per parcheggiare. Lui e Dariondol partono alla volta di Piazza Duomo per recuperare il mezzo, noialtri facciamo colazione, paghiamo, carichiamo i bagagli e partiamo per il Plaza. Dopo le esperienze del giorno prima il viaggio procede senza indugi, a parte un momento di sconforto notando in tangenziale un cartellone sei metri per sei con l’indicazione per l’Holiday Inn Linate. Vabbe’…

Giunti all’Expo riusciamo ad avere il numero del ristorante della sera prima ed in effetti il cellulare di Tannoiser era rimasto là. Lo andiamo a recuperare io e lui, approfittandone anche per fare un altro rifornimento di metano, che dopo il girovagare della sera prima ho il dubbio di non riuscire ad arrivare a Bologna. Ritorniamo all’Expo, riusciamo a mangiare, continuano le chiacchiere e le presentazioni (“Max Negro? QUEL Max Negro?”). Nel pomeriggio riunione tra i LUG sotto un sole impietoso che stringe sempre più il cerchio d’ombra nel quale ci eravamo rifugiati.

Quando ormai è pomeriggio inoltrato e nemmeno le cattiverie dette a Fenox riescono più a tirarci su il morale, decidiamo che è ora di partire. Due topone… ehm… amiche di Tannoiser si uniscono a noi per il ritorno ma c’è anche Robang da portare alla più vicina fermata della metropolitana. Ci dividiamo tra le macchine e ci diamo appuntamento in barriera. Incredibilmente trovare la fermata della metro riesce al primo colpo, nonostante le indicazioni ci facciano fare un po’ il giro del mondo in mezzo a vaste aree di lavori in corso. Il problema di non conoscere Milano si ripresenta di nuovo al momento di entrare in tangenziale, che riusciamo ad imboccare solo dopo una lunga deviazione ed alcune manovre fantasiose. Giunti all’imbocco della A1 incontriamo gli altri che ci aspettano fiduciosi. Le ragazze restano in macchina con Papotti che si è offerto spassionatamente di accompagnarle in centro a Bologna e con me tornano Tannoiser, Dariondol e Sgala. Gli ultimi saluti ce li facciamo all’autogrill vicino a Bologna Borgo Panigale, poi ci dividiamo per andare ognuno per la sua strada. Giunti a casa mia Tannoiser riprende la sua cinquecento a criceti, menomata dello specchietto e riparte con Dariondol e Sgala alla volta di casa sua, da dove Sgala dovrà tornare ad Imola con il suo potente mezzo a due ruote. Intanto sono già le otto di sera.

Stanchi ma felici (di essere sopravvissuti), facciamo un attimo il punto della situazione giungendo alla conclusione inoppugnabile che il vero risultato di tutta questa gita è stata la pubblicità a tappeto del “progetto OpenSorca”.

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